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il coraggio di provare. Ad aprire la porta della gravissima situazione attuale (la mancanza di lavoro, l’impasse economica e politica, l’incertezza del futuro…) per provare davvero a cambiare le cose.

In generale tutte le persone di buon senso e anche le menti più avanzate del nostro pianeta ritengono che quello presente sia il momento di una svolta epocale e che non sia più possibile adottare i soliti schemi.

Quindi non è più fuori dal mondo chi la pensa, diciamo così, in modo “umanista” uscendo dal cliché della lamentela, dell’impotenza o della rivendicazione, per quanto la sua voce possa essere amplificata, martellante e in armonia con un vasto coro.

Oggi per me è arrivato il momento di riconsiderare la rilevanza di 2 aspetti:

1.la centralità dell’empowerment: «La necessità di credere nelle possibilità illimitate dell’essere umano, la fiducia assoluta nell’asserzione che ogni persona possiede un potenziale infinito e ha la capacità di far emergere la propria unica ed essenziale dignità» ;

2.la coscienza della nostra interconnessione: l’unica strada percorribile per uscire dal vicolo cieco in cui si trova la società è che le persone credano nelle reciproche capacità e lavorino insieme per farle emergere;

La cosa bella è che nel mondo tante persone la pensano così.

Rispetto al primo punto, mi sono data l’obiettivo di creare un “ambiente” che investe sulle persone (non in Borsa). Investe in competenze, capacità. In quelle che l’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel 1998, definisce “capacitazioni”, le qualità individuali che permettono di scegliere e costruirsi la vita che si ritiene di maggior valore per “autorealizzarci”.

Un ambiente che favorisca l’autorealizzazione! Magari!

Voglio che Bee Free si fondi sul principio che la cosa più importante di un’organizzazione è la creazione di un contesto che ci consenta di manifestare le nostre qualità uniche, perché questo ritorna a tutti. Le capacità personali sono “patrimonio dell’umanità”, un bene comune e non una semplice merce di scambio, un mezzo che serve unicamente per guadagnarsi da vivere o per ottenere una gratificazione individuale.

Nella mia ormai quasi trentennale esperienza lavorativa (lavoro dall’età di 17 anni!) ho verificato quanto sia facile svalutare la propria attività e utilizzare il proprio patrimonio di capacità solo come qualcosa che si fa per qualcun altro dal cui giudizio si dipende sia materialmente (soldi) che spiritualmente (alta o bassa considerazione di sé in base alle valutazioni altrui). Quanto è facile allora sentirsi inutili, non considerati, mettersi l’uno contro l’altro etc..

In Bee Free  tra gli obiettivi primari c’è quello di sviluppare la coscienza della nostra interconnessione per favorire l’emancipazione delle persone dal guscio dell’individualismo e della competitività sfrenata, consapevoli che la cooperazione sociale rende possibile per tutti una vita migliore di quella che chiunque potrebbe avere se dovesse vivere unicamente in base ai propri sforzi. 

L’obiettivo di Bee Free è quello di far crescere una comunità saldamente interrelata e cooperativa – nella quale ogni componente ha una forte coscienza di sé e della propria unica funzione – che riesce inoltre a rispondere a situazioni di crisi in modo “resiliente” , riorganizzandosi cioè per trovare nuovi e migliori equilibri utilizzando lo specifico contributo di tutti.

Farlo accadere dipenderà esclusivamente dal mio senso di responsabilità, dalla mia decisione di indirizzare il futuro in un senso o in un altro.  Più il periodo è difficile, più voglio tornare a questa visione del mondo e lavorare per realizzarla.

Insomma io vado di qua e spero di trovarci anche voi. 

Patrizia